Di Livio: "La Juve è fortissima ma la Fiorentina mi ha sorpreso per il gioco"

di Michela Lanza

Esclusiva all'ex giocatore bianconero e viola a poche ore dalla sfida più sentita

Non ha bisogno di presentazioni perché la sua carriera e la sua immensa professionalità parlano per lui: Angelo Di Livio, ex bianconero ed ex viola, ha presentato in esclusiva al Brivido Sportivo la sfida di questa sera al Franchi che vedrà davanti due squadre che hanno nel loro destino una cosa in comune: essere protagoniste di questa stagione. E, svelandosi sorpreso della forza della Fiorentina, ma non delle capacità di Montella, indica gli uomini che a suo modo di vedere potranno cambiare gli equilibri nel match di questa sera. Rimarrà deluso chi si aspetta di leggere i nomi dei campioni montenegrini Jovetic e Vucinic…
Iniziamo da Parma: che Fiorentina ha visto?
«Poteva gestire meglio il risultato. Comunque ho visto un’ottima Fiorentina nel primo tempo, infatti sono rimasto sorpreso, non me l’aspettavo così la squadra viola perché non l’avevo ancora mai vista giocare quest’anno. Avevo visto solo alcune immagini, mai un match intero. Nel secondo tempo, però, è calata e non è riuscita a sfruttare alcune ripartenze con le quali avrebbe potuto chiudere la partita e portare a casa i tre punti.
Dunque, due punti persi?
«Purtroppo si».
Cosa manca alla Fiorentina per poter vincere partite come quelle di Parma?
«Le mancano ancora un po’ di cinismo e di esperienza».
Uno di quelli che in Emilia (e non solo) si è messo in mostra è stato Facundo Roncaglia. Il difensore argentino è già beniamino dei tifosi viola. Lei, che è stato molto amato a Firenze, riconosce in Roncaglia le caratteristiche caratteriali e tecniche dell’‘idolo’?
«Intanto ammetto di essere sorpreso in positivo da Roncaglia (ma non solo da lui) perché non me l’aspettavo che si inserisse così velocemente. Gli stranieri, di solito, hanno bisogno di un periodo di ambientamento nel nostro campionato, invece quelli che sono arrivati in viola non hanno avuto alcun problema. Per quanto riguarda l’argentino, poi, sembra di veder giocare un veterano della nostra serie A. E non sono stupito dal fatto che sia entrato già nelle grazie dei tifosi della Fiorentina che apprezzano i giocatori che mettono in campo grinta e cuore. E lui è un sanguigno, un combattente, uno tosto proprio come piace alla gente».
In generale, chi tra i nuovi volti viola la entusiasma di più?
«Sono tutti bravi, ma l’acquisto che mi esalta di più è senza dubbio Pizarro. David è un giocatore che a me fa impazzire, è di un’altra categoria. Lo ritengo un acquisto fenomenale da parte della Fiorentina, il regista che a Firenze mancava da ormai molti anni. Quindi lo metto assolutamente sopra a tutti».
A proposito di Pizarro: come lei, anche lui è uno di quei giocatori che hanno costruito una carriera su una finta, su un movimento. Gli avversari, nonostante conoscano a memoria la sua finta (così come conoscevano la sua) non riescono a limitarlo, a bloccarlo quasi mai. Com’è possibile questo?
«L’avversario conosce la mossa, la finta, ma non sa mai quando la fai. Poi, quando una giocata riesce, acquisisci sicurezza e personalità e sono queste due doti che ti portano a ripetere quella determinata giocata e ad eludere l’avversario».
Poi ci sarebbe Aquilani… ma con la Juve non ci sarà.
«Beh, si. Lui, se supera i problemi fisici che hanno purtroppo contraddistinto la sua carriera, sarà assolutamente il valore aggiunto della Fiorentina».
Dica la verità: la Fiorentina ha le carte in regola per poter quantomeno mettere in difficoltà e impensierire la Juventus, che sembra imbattibile?
«La Juve è forte. Fortissima. Però anche questa Fiorentina lo è e non lo dico per fare uno 0-0 (ovvero per fare un piacere ad entrambe), ma perché è la semplice e pura verità. Stasera sarà una bella partita tra due squadre che giocano bene a calcio. La Fiorentina, a differenza della Juve, deve migliorare sotto l’aspetto del carattere – e a Parma si è visto che in questo è mancata – ma è una squadra giovane, quasi completamente nuova e arriverà presto a perfezionarsi».
Ma come si batte la Juventus?
«E’ difficile dirlo. Servono concentrazione, determinazione e cuore. Con la Juve non puoi permetterti di sbagliare niente, è una squadra che non molla mai e che non muore mai. E soprattutto ha tanti grandi giocatori che possono entrare e cambiare la gara con una giocata. L’esempio calzante è sotto gli occhi di tutti: Quagliarella in Champions è entrato ed ha fatto la differenza, ripetendosi contro il Chievo».
Quali saranno, secondo lei, gli uomini che potrebbero risolvere da una parte o dall’altra la partita? Che potranno incidere di più sul match?
«Dico che Cuadrado a destra ha le caratteristiche e tutte le carte in regola per mettere in difficoltà la Juventus, anche se Asamoah (l’uomo che se lo troverà di fronte) è un ottimo giocatore ed è molto veloce. Però Cuadrado è un giocatore importante, ha forza fisica, è rapido e imprevedibile. È un giocatore che mi piace molto. Per quanto riguarda la Juve, dico Marchisio, uno dei migliori centrocampisti del mondo. La Fiorentina dovrà stare molto attenta ai suoi inserimenti. Lui è molto abile in questo e sa fare male».
Una partita che, tra l’altro, è già iniziata fuori dal campo da qualche giorno. Del resto, a Firenze i tifosi hanno ritrovato l’entusiasmo perduto dopo due anni e mezzo di delusioni…
«E’ bello che a far da cornice a questa partita (e non solo) sia tornato un ambiente caldo, purché ovviamente rimanga tutto nella norma. Alla fine, le partite importanti sono quelle più calde e anche quelle più belle. Sono molto felice che la gente abbia ritrovato l’entusiasmo di una volta, perché i tifosi sono quelli che contano di più e quelli che si meritano soddisfazioni. Mi preme dire che anche l’arrivo di Montella (scelta da parte della società che ritengo davvero azzeccata e giusta) è stato importante per riportare l’entusiasmo in città. E personalmente sono molto felice che la Fiorentina abbia puntato su persone e innesti positivi come Vincenzo, il suo secondo Russo, Pradè, Desideri… Sono tutti amici, li conosco e sono grandi professionisti».
A proposito di Montella: Fiorentina-Juventus sarà anche la sfida tra due tecnici giovani, ma già importanti. Che ne pensa?
«Sarà un caso (ma non lo è) ma ritengo che Montella e Conte siano i due allenatori giovani emergenti italiani migliori che ci siano. Conte ha già vinto uno scudetto con la Juve e prima aveva già fatto benissimo in serie B sia a Bari, vincendo il campionato e riportando i pugliesi in serie A, sia a Siena, arrivando secondo e quindi ottenendo la seconda promozione nella massima serie. Montella ha fatto benissimo sia a Roma quando ha sostituito Ranieri, sia a Catania facendo esprimere alla squadra siciliana un ottimo calcio e sfiorando l’Europa. Quindi Fiorentina-Juventus sarà una bella sfida anche tra tecnici».
La Juve rivincerà lo scudetto?
«In questo momento è ancora la favorita per rivincere lo scudetto, sì, anche se il Napoli quest’anno può darle fastidio».
E dove si può collocare la Fiorentina?
«Più difficile dirlo. La Fiorentina deve fare un bel campionato, sarebbe già importante riuscisse ad arrivare in Europa League. Poi i risultati accrescono l’autostima di un gruppo e allora può succedere di tutto. Ma è ancora troppo presto per fare pronostici».
Scusi Di Livio, a riscaldare l’ambiente ci ha pensato anche la vicenda-Berbatov. Sarebbe stato un acquisto importante per la Fiorentina?
«Dopo come si è comportato, non vale la pena neanche nominarlo ed evidentemente la Fiorentina non ha perso molto… Ha dimostrato di non essere un professionista serio».
Infine, inevitabilmente, le chiedo il suo ricordo di Fiorentina-Juventus.
«Ne ho tanti di ricordi legati a questa sfida, ma quello che mi è rimasto più di tutti nel cuore è relativo alla sfida contro la Juve a Torino, l’anno in cui, guidati da Terim, pareggiammo 3-3 al Delle Alpi. Fu una bella partita: il nostro doppio vantaggio con Chiesa e Nuno Gomes, poi il ritorno della Juve che ribaltò il risultato con Conte e una doppietta di Inzaghi e poi quella punizione nel finale di Chiesa che pareggiò i conti. Fu una gara ricca di emozioni, noi stavamo disputando un ottimo campionato. È il ricordo più caro che ho di questa sfida anche se giocata in trasferta, perché dimostrammo carattere e ricordo che volevamo fortemente la vittoria nonostante fossimo a Torino».

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