Zé Maria: "Pizarro come Garrincha. Jovetic-Toni coppia ideale"

di Michela Lanza

Esclusiva con l'ex brasiliano del Parma: dal centrocampo viola alla sfida di sabato fino alle simpatie per la Fiorentina

È un volto noto del calcio italiano e mondiale, uno che nel nostro campionato ha indossato diverse maglie (da quella del Parma a quella del Perugia, fino a quella dell’Inter) ma mai quella della Fiorentina, anche se Firenze ce l’ha nel cuore. Un viso che ispira simpatia, ma soprattutto un ex campione brasiliano (46 presenze con la maglia verdeoro, una Coppa America e una Confederations Cup vinte entrambe nel 1997) che mastica calcio e segue con attenzione ogni vicenda pallonara di casa nostra, nell’attesa di una chiamata per poter svolgere la sua nuova attività di allenatore (ha conseguito il patentino di allenatore di Prima Categoria UEFA Pro il 5 luglio scorso presso il Centro Tecnico di Coverciano). Stiamo parlando di José Marcelo Ferreira, più noto come Zé  Maria, ex compagno di squadra prima di Fabio Liverani (entrambi giocatori del Perugia dei miracoli di Serse Cosmi), poi di David Pizarro (nell’Inter di Roberto Mancini). Così, da buon brasiliano amante del bel calcio e del possesso palla, Zé Maria ha espresso in esclusiva al Brivido Sportivo la sua opinione sul centrocampo della Fiorentina di Montella, raccontando le analogie tra Liverani e Pizarro e svelando qualche retroscena che lo riguarda, oltre alla sua amicizia con l’ex Edmundo.

La Fiorentina sta esprimendo un ottimo calcio battendo tutti sotto il profilo del possesso palla. Tutto questo è merito soprattutto di Vincenzo Montella e del lavoro meticoloso del suo staff, ma anche degli uomini che ha a disposizione, in primis dei centrocampisti tra i quali spicca David Pizarro che il tecnico stesso ha definito «un giocatore che ha un difetto solo: la squadra non potrà fare a meno di lui». Lei che ci ha giocato insieme nell’Inter cosa ci dice delle doti del cileno?
«Lo conosco bene e non posso che dar ragione a chi lo ha voluto a Firenze perché è un grande giocatore, dentro il campo si distingue per la forte personalità, sa guidare la squadra (l’ha sempre fatto in tutte le squadre in cui ha militato: nell’Udinese, nell’Inter, nella Roma, oggi nella Fiorentina) ed abbina qualità tecniche ed esperienza».
E’ davvero l’uomo in più della squadra di Montella? E sarebbe davvero così pesante la sua assenza il giorno in cui dovesse mancare?
«La sua assenza si sentirebbe, si! È per questo che credo che nessuna squadra dovrebbe ruotare intorno ad un solo giocatore, anche se è vero che lui e Jovetic sono i pilastri della Fiorentina di Montella. Prima possibile, Vincenzo dovrà trovare qualcuno (o la maniera) in grado di sostituirlo il giorno in cui sarà costretto a rinunciarci o per una squalifica, per un infortunio o per qualunque motivo. Avere giocatori che sono punti di riferimento come Pizarro, induce la squadra che ti affronta a cercare di limitare al massimo la loro libertà di azione e diventa dura quando gli avversari riescono a trovare il modo di bloccare le fonti di gioco di una squadra. Ma Vincenzo questo lo sa, sa che la sua Fiorentina non può dipendere da un solo giocatore, come sa (però) che Pizarro è un giocatore fondamentale di cui potersi fidare ciecamente».
In generale, la Fiorentina ha cambiato molto (9/11 della squadra sono nuovi di zecca), ma è proprio a centrocampo che ha optato per una rivoluzione maggiore cambiando non solo le pedine ma anche la mentalità del gioco: con Borja Valero, Pizarro e Aquilani che hanno preso il posto di Lazzari, Montolivo e Behrami la prerogativa è tenere il pallino del gioco in mano. Pensa che sia una politica giusta quella messa in atto dalla società viola?
«Fare questa domanda ad un brasiliano – sorride – è come avere già la risposta. Partiamo dal presupposto che il centrocampo è il cuore di ogni squadra e che un reparto di centrocampo che sa giocare il pallone, ma allo stesso tempo sa difendere, è fondamentale. La Fiorentina di oggi ha uomini là in mezzo che quando hanno la palla fanno male con lanci lunghi, con passaggi corti, con verticalizzazioni, con accelerazioni, con inserimenti. La politica della Fiorentina mi piace: vincere giocando bene è la cosa più bella che ci sia nel mondo del calcio. E’ appagante, dà soddisfazione, è il massimo. La Fiorentina di Montella lo sta facendo e lo sta facendo bene».
Tornando a Pizarro, viene in mente la prima epoca-Della Valle, quando in cabina di regia c’era un altro signor giocatore che risponde al nome di Fabio Liverani col quale lei ha giocato a Perugia. Quali sono le similitudini e le differenze tra il cileno e il romano?
«Molte similitudini e qualche differenza: parliamo di due ex trequartisti che sono stati arretrati e fatti diventare registi. Entrambi con i piedi buoni, il lancio lungo e il passaggio corto. David (Pizarro, ndr), però, ha qualcosina in più rispetto a Fabio (Liverani, ndr): è più veloce e ha il dribbling più facile. Liverani era più lento e non aveva quel tipo di giocata nelle sue corde, per questo in una ipotetica classifica Pizarro ha un punto in più, anche se sono due giocatori nati per il loro ruolo».
Pizarro in tre parole.
«Intelligente, testardo e genio. Nel suo ruolo è davvero un mago, un genio. Sa sterzare come pochi e lo fa in ogni zona del campo. In più, nonostante tutti conoscano a memoria la sua mossa, nessuno riesce a fermarlo, a bloccarlo. Un po’ come Garrincha che faceva sempre lo stesso dribbling e mai nessuno è riuscito a limitarlo. Fa bene Montella ad affidarsi e a fidarsi di Pizarro. Lo conosce bene, sa quello che vale e che può dargli».
La Fiorentina di Liverani (e della coppia Toni-Mutu) si piazzò terza (sul campo) e poi quarta (con la staffetta Pazzini-Vieri per giocare accanto a Mutu). Quella di Pizarro (e della coppia Jovetic-Toni), dove pensa si possa posizionare?
«E’ presto per dirlo, il campionato è appena iniziato e per adesso è molto strano. Vediamo il Milan perdere due partite su tre, l’Inter non decollare in casa, la Lazio vincere ovunque, la Roma fare un solo punto in due sfide tra le mura amiche. Ma la Fiorentina, indipendentemente da questo, se sta bene può fare davvero un’ottima figura. La squadra di Vincenzo, che sta dimostrando di essere davvero bravo, può tranquillamente conquistare una posizione importante della classifica e puntare all’Europa League. Juve, Napoli e Roma sembrano essere le squadre più accreditate per le primissime posizioni, ma la Fiorentina può fare bene e ambire in alto. Anzi lo auguro a Montella e alla squadra, anche perché sono sempre stato un tifoso viola. Ricordo ancora di quando sono arrivato io in Italia, allora la Fiorentina era una delle ‘sette sorelle’ e mi è sempre rimasta simpatica, così come da sempre sono innamorato di Firenze… Per questo spero che Vincenzo porti la squadra in alto».
Ma tutto questo affetto per la Fiorentina a cos’è dovuto? Magari è stato vicino ad indossare la maglia della Fiorentina?
«Anche. Si, sono stato vicino ad indossare la maglia della Fiorentina parecchie volte nell’epoca Cecchi Gori. La volta in cui ci sono stato veramente ad un passo risale al primo anno di Roberto Mancini sulla panchina viola. Ci vedemmo in un ristorante, lui mi chiese se mi avrebbe fatto piacere arrivare a Firenze, poi però non se ne fece più di niente. Ma la mia simpatia per i colori della squadra del capoluogo toscano è anche frutto della mia amicizia con Edmundo e Amaral. Entrambi mi hanno sempre parlato molto bene della Fiorentina e della piazza di Firenze. E poi ci metto il carico da novanta: la bellezza della città. Ho girato il mondo, conosco tanti posti e posso garantire che la vostra è una delle città più belle del mondo. Nessun dubbio a riguardo».
Un parere sul ritorno di Toni e sulla coppia formata con Jovetic: se il centravanti di Pavullo sta bene fisicamente c’è chi sostiene che per il 3-5-2 di Montella sia la miglior coppia possibile per la Fiorentina.
«Lo credo anche io. È una coppia perfetta, l’uno completa l’altro. Jovetic è un ragazzo che ha iniziato questo campionato al meglio, con la testa giusta. Inoltre è un vero fuoriclasse. Toni può reggere e fungere da appoggio necessario per il montenegrino perché, nonostante sia molto alto, è anche bravo tecnicamente, quindi può dialogare con Jovetic senza problemi. E poi, non lo scopriamo certo adesso, è un attaccante vero, uno che ha sempre fatto gol. Il suo un ritorno romantico? Si, ma anche tecnico ed economico se si pensa all’intelligente operazione di mercato che ha soddisfatto entrambi, giocatore e società».
Intanto sabato la Fiorentina giocherà a Parma, in un ambiente che lei conosce benissimo. Che partita si aspetta, quali le difficoltà che i viola possono riscontrare?
«Sarà una partita difficile per i viola perché, nonostante anche domenica abbia perso a Napoli, il Parma non gioca affatto male. È una squadra che ha carattere e lotta fino alla fine. Quindi credo che il pubblico assisterà ad una bella gara. Un pronostico? Tutti sanno quanto io sia legato a Parma. Sono arrivato in Italia a 23 anni e con i ducali ho passato due stagioni ricche di soddisfazioni, sfiorando pure uno scudetto (il Parma, nella stagione 1996-97, arrivò secondo con 63 punti, dietro alla Juventus capolista con 65 punti, ndr). Proprio per questo, l’unica partita nell’arco di un campionato in cui non tifo Fiorentina è quella contro il Parma. Amo Firenze, ma solo per sabato parteggio per i ducali. E spero di poter essere al Franchi martedì prossimo per il match contro la Juve».

Brivido Sportivo
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