Mirca Pasqual: "Manuel? Sincero, preciso e amante del tiramisù. E poi quella fascia..."

di Michela Lanza

La semplicità fatta persona, una famiglia come le altre, né più, né meno. Una famiglia lontana anni luce dai lustrini e dalla ‘vetrina’ del mondo dorato che è diventato quello del pallone. È quella formata dal capitano della Fiorentina, Manuel Pasqual, e dalla sua dolcissima moglie, Mirca Ronchiato, laureata in scienze dell’educazione, ma impegnata a tempo pieno a fare la mamma («Per il momento non lavoro – ha detto Mirca – ma spero di riuscire a farlo appena i bambini saranno cresciuti un po’»). Veneti entrambi, i due si sono conosciuti dodici anni fa, nel 2000, in occasione di una sagra di paese a Croce. Complice dell’incontro, un’amica comune che, ignara di quanto sarebbe potuto succedere, li ha presentati. Da lì, un classico (ma mai banale) colpo di fulmine che l’ha fatti innamorare. Poi sono arrivate le nozze nel 2007 e due figli: Nicolò, nato nel 2009, e Aurora, nata nel 2011. La famiglia Pasqual vive ormai a Firenze da 8 anni, da quando il terzino sinistro ex Arezzo è approdato in maglia viola nel 2005 e, prima del ritorno di Toni, era rimasta l’unica superstite del primo ciclo Della Valle. Segno evidente che la società è consapevole di quanto il capitano meriti ancora di indossare la maglia della Fiorentina, ma anche di quanto questa coppia solida e seria sia stata ormai adottata dalla città. C’è stima reciproca tra Firenze e Pasqual e la fascia di capitano che gli è stata consegnata è il coronamento di un sogno rincorso con sacrificio e attaccamento alla maglia, come ha raccontato in esclusiva al Brivido Sportivo la moglie Mirca. E poi, quante curiosità da leggere tutte d’un fiato per cercare di conoscere più a fondo il nuovo leader della squadra di Montella.
Mirca, iniziamo dalla fine: che effetto le ha fatto vedere suo marito capitano (finalmente) della Fiorentina? Sappiamo bene quanto lui sognasse quella fascia al braccio, non lo ha mai nascosto.
«Finalmente. E’ il giusto riconoscimento dopo otto anni di lavoro e di fedeltà alla Fiorentina. È stato contentissimo lui, sono stata contenta io. È stata un’emozione perché è stato un premio, al di là del fatto che non sempre è capitano chi porta la fascia al braccio. Si può essere leader senza fascia, ma l’averlo promosso è stato proprio il riconoscimento ufficiale per quello che ha fatto per la squadra, nello spogliatoio, per il comportamento corretto che ha sempre tenuto con tutti. Quella fascia se l’è conquistata e meritata lavorando sodo. Insomma, una bella soddisfazione (anche per me, oltre che per lui) vederlo capitano della Fiorentina».
Montella però ha dichiarato che ci sono due capitani: uno straniero, uno italiano…
«Giusto che Montella abbia nominato due capitani, soprattutto nei confronti di Jovetic che, in fin dei conti, era già stato nominato un anno fa vice-capitano. Dunque, considerata la partenza di Gamberini (capitano della passata stagione), la fascia sarebbe dovuta passare di diritto a JoJo. Evidentemente il tecnico viola ha voluto premiare anche Manuel proprio per la sua dedizione alla maglia viola, ma non ha voluto toglierla a chi già quella fascia era destinata».
Manuel è arrivato a Firenze ben otto anni fa, all’età di 23 anni (e oggi, che di anni ne ha 30, viene chiamato ‘zio’). E in questi otto anni ha vissuto momenti belli, ma anche difficili. Come ha vissuto quel periodo di ‘accantonamento’, soprattutto quando rientrava a casa, visto che non si è mai distinto per esternazioni polemiche e/o fuori luogo?
«Quando uno viene accantonato, ne risente di spirito ed entusiasmo, ma lui è sempre stato molto bravo perché anche in casa ha sempre fatto pesare poco i suoi eventuali malumori. Manuel è un professionista che non ama portare i suoi problemi a casa, non li fa pesare in famiglia. Appena rientra e vede i suoi bambini, tutto quello che può turbarlo, gli passa in un attimo. Per quanto riguarda, poi, il suo buon senso e il fatto di non aver mai creato una polemica né niente, è vero. Lui si è sempre comportato da vero professionista. Poi, magari, qualche sassolino dalla scarpa se l’è anche tolto, ma senza la necessità di andare fuori dalle righe…».
C’è mai stato un momento in cui ha pensato: “Basta, meglio andare…”. Del resto, tante volte si è parlato di un suo addio alla Fiorentina. È stato accostato, tra l’altro, a squadre importanti. Però alla fine è sempre rimasto. Che mi dice a riguardo?
«Sì, più di una volta è successo che abbia pensato “La mia storia a Firenze è alla fine, me ne vado…”. È successo in particolar modo nell’anno delle tante tribune perché Manuel aveva il sentore che l’esperienza fiorentina fosse arrivata al capolinea. E c’è stata la possibilità di andare via, poi però abbiamo sempre ragionato (insieme) e deciso di rimanere, ché non esisteva nessuna alternativa migliore di Firenze e della Fiorentina. E quando dico ‘migliore’ non parlo di squadre più o meno importanti che possono aver cercato o non cercato Manuel, bensì di ‘migliore nel complesso’, come scelta di vita. Ogni anno che si è presentata un’offerta, abbiamo scelto di rimanere. E puntualmente ogni anno questa scelta è stata ripagata in qualcosa, pure negli anni peggiori. Non ha (e non abbiamo) rimpianti per le scelte fatte, né ci siamo mai pentiti».
Vogliamo provare ad entrare un po’ più nello specifico? Si è parlato di Napoli e Juventus sulle tracce di Pasqual nel corso degli anni…
«Per quanto riguarda la Juventus, non c’è mai stato niente di concreto. Il Napoli, invece, non c’è dubbio che sia stata la squadra più vicina a prendersi Manuel nel 2008. Se la Fiorentina gli avesse detto “puoi andare, ok”, facendogli capire di non essere più gradito, avremmo accettato la piazza partenopea. Ma siccome la società ha sempre dimostrato di avere la volontà di continuare il rapporto con Manuel e siccome la scelta spettava a lui, abbiamo optato di restare».
Due parole per descrivere i momenti di Pasqual nei vari periodi viola: con Prandelli, con Mihajlovic/Rossi, con Montella.
«Con Prandelli all’inizio tutto era alle stelle. Il boom. Poi, in due anni, siamo passati inspiegabilmente dalle stelle alle stalle. Nonostante tutto, nonostante il periodo personale non tra i migliori e nonostante le tribune e le poche presenze, ha passato momenti indimenticabili, alcuni tra i più belli della sua carriera (come le vittorie col Liverpool). Poi è arrivato Mihajlovic e, tolti i tentennamenti iniziali, gli ha sempre dato fiducia. Peccato per i risultati negativi. È stato un periodo triste perché il gruppo non si capacitava di come non riuscisse a venire fuori da una situazione non voluta (“L’allenatore è bravo – era il pensiero del gruppo – noi ce la mettiamo tutta ma non arrivano i risultati…”). Avrebbero voluto tutti dare qualcosa di più nel periodo Mihajlovic/Rossi. Infine Montella, col quale l’anno è iniziato con un ritrovato entusiasmo. Il nuovo allenatore piace, è uno che si è saputo far rispettare da subito».
A livello professionale, cosa pensa che potrebbe soddisfare suo marito, ancor più di quello che fino ad ora lo ha reso orgoglioso?
«Sicuramente sarebbe motivo di grande soddisfazione e orgoglio, per lui, alzare un trofeo con la maglia della Fiorentina. Sarebbe appagante, soprattutto dopo tanti anni. Certo, anche tornare a qualificarci per la Champions League o rivivere un’esperienza in Europa League sarebbero bei traguardi. E poi gli manca la Nazionale. Dopo esserci arrivato, seppur per una toccata e fuga (2 presenze, ndr), sarebbe bello per lui riviverla. Del resto, indossare la maglia azzurra è sempre il sogno di tutti e la massima aspirazione di ogni calciatore».
Quest’anno, potrebbe essere anche l’autore di qualche gol su punizione, visto che adesso qualcuna in più gliela faranno battere dopo un gol e un palo nelle prime tre gare ufficiali…
«Eh, speriamo. Con un pizzico di fortuna… Non sarebbe male. È stato bello vederlo segnare».
Proviamo ad entrare un po’ nel vostro privato: quando e come vi siete conosciuti?
«Ci siamo conosciuti nel 2000 ad una sagra di un paese che si chiama Croce. Lui era un amico di una mia amica, che ci ha fatti conoscere. E, sembrerà strano, è scattato il colpo di fulmine. Poi lui si è fatto avanti e… oggi siamo qui, da dodici anni insieme»
Che tipo di papà e di marito è Manuel?
«E’ un papà attento e presente, compatibilmente con il suo tempo libero ovviamente. Ed è molto attaccato a nostro figlio Nicolò (e viceversa). Di solito, si dice che i maschi sono più attaccati alle mamme, mentre il nostro primogenito stravede per il papà: lo vuole seguire ovunque. Come marito è bravo e premuroso, non mi posso certo lamentare. Magari è un po’ troppo pignolo, un maniaco della precisione».
Il pregio e il difetto di Manuel?
«La precisione, appunto: è un pregio che a volte aiuta, ma può essere anche un difetto se si tende all’esagerazione. Chiedete ai compagni di squadra… rompe le scatole su tutto».
Il suo rapporto con la cucina?
«Ama mangiare, ma non cucinare…».
Il suo piatto preferito?
«Mangia quasi tutto, ma è un vero e proprio amante dei dolci. Il suo piatto preferito, infatti, è il tiramisù».
E che musica ama?
«I suoi cantanti preferiti sono Vasco Rossi e Ligabue, ma ama un po’ tutta la musica: quella commerciale, quella che passano nelle radio, tutto. Gli piacciono anche i tormentoni dell’estate che ama ballare con nostro figlio. Mettiamola così: per quanto riguarda la musica, non è un pignolo e, se capita, ascolta pure Gigi D’Alessio».
E voi avete la ‘vostra’ canzone?
«Non abbiamo una nostra canzone, ma la colonna sonora del nostro matrimonio: ‘Piccola stella senza’ cielo di Luciano Ligabue».
C’è un angolo della città di Firenze che sentite particolarmente vostro? Che preferite?
«Sicuramente il Piazzale Michelangelo, ovvero il primo posto dove siamo stati non appena arrivati qua a Firenze».
Avete un ottimo rapporto con Firenze. Ma Firenze, per voi, sarà per sempre?
«Ancora è presto per dirlo. Dipende da tante cose, da quello che farà Manuel appena smetterà di giocare e anche dagli eventi della vita. Quel che è certo è che entrambi amiamo molto Firenze, è la nostra seconda dimora. Ci sentiamo a casa sia qua che a Musile di Piave, dove abbiamo la nostra casa e dove abitava mio marito prima di approdare in Toscana».
Cos’è l’amicizia per Manuel?
«E’ una cosa molto importante, fondamentale… se vera. Lui conserva ancora amicizie dell’età adolescenziale, di quando aveva 16 anni. Sono quelli i suoi amici. Le amicizie nel calcio? Divide molto le due cose: una cosa sono i rapporti professionali, un’altra è l’amicizia e il dopo-lavoro».
Cosa non deve fare qualcuno per essere ignorato da Pasqual?
«Non deve tradire. Non sopporta le persone che davanti ti fanno l’amico e poi parlano male di te alle spalle. Quando Manuel viene tradito, su quel rapporto e su quella persona, ci mette una pietra sopra».
Come si conquista la stima di suo marito?
«Con la lealtà e mostrandosi presenti in ogni momento, sia quando le cose vanno bene, che quando le cosa vanno male».
Una cena di squadra insieme a …
«Andiamo poco a cena insieme ai compagni di Manuel per la semplice ragione che dividiamo molto la professione dal privato. Qualche volta è capitato con Alberto (Gilardino, ndr) e sua moglie Alice ma raramente. Quest’anno, però, qualche serata insieme la passeremo sicuramente con Lupatelli e sua moglie Elena, con i quali avevamo già instaurato un buon rapporto durante la loro precedente esperienza fiorentina (Lupatelli aveva già indossato la maglia della Fiorentina dal 2006 al 2008, quando Pasqual e famiglia erano già a Firenze, ndr).
Lei è gelosa?
«All’inizio ero molto gelosa, forse troppo. Col passare del tempo, poi, ho imparato a esserlo meno, ho trovato un equilibrio, anche se non sono mai stata ossessiva».
E lui?
«Anche lui è geloso, ma non lo fa vedere».
Un viaggio, un vostro momento indimenticabile…
«Il viaggio in Sudafrica che abbiamo fatto nel 2008, l’ultimo che abbiamo fatto da soli, prima di diventare una famiglia a tutti gli effetti, prima dell’arrivo dei nostri figli. È stato un viaggio fantastico, in un posto stupendo che ti lascia qualcosa dentro che non va più via: atmosfera, colori, paesaggi incantevoli e poi quel silenzio. Perché il silenzio dell’Africa ha qualcosa di magico, è meraviglioso. Spero di tornarci un giorno con i nostri bambini».
C’è qualcosa che lei si sente di dire di Manuel e che io non le ho chiesto?
«Mi preme sottolineare che è una persona sincera, nel bene e nel male».
Il messaggio, invece, che le va di mandare a suo marito tramite il nostro giornale?
«Un semplice in bocca al lupo, che tutti i suoi sogni diventino realtà». (si ringrazia la signora Pasqual per aver concesso al Brivido Sportivo queste immagini dal proprio album di famiglia)

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