Manuela Viviano: "Vi racconto Emiliano marito, papà e tifoso"

di Michela Lanza

Dietro ad un grande uomo, c’è sempre una grande donna. E lei sicuramente lo è. Ma andiamo per gradi. Sono cresciuti insieme, dopo essersi conosciuti grazie al destino, ad un messaggio mandato per sbaglio. Emiliano Viviano aveva 17 anni quando ha conosciuto Manuela Tosini, la ragazza che è diventata la sua donna, nonché la madre dei suoi figli e anche (e soprattutto) la sua complice. E tra loro c’è talmente tanto feeling che si sono sposati per due volte: la prima volta nel 2008 (in Comune), poi nel 2009 è nata la loro primogenita Viola e nel 2010 si sono detti di nuovo ‘sì’, questa volta in Chiesa per realizzare quella che più comunemente per una donna si chiama ‘favola’. Una promessa d’amore per sempre, suggellata poi dalla nascita del secondogenito Lorenzo. Una donna dalla spiccata personalità, Manuela, che ha raccontato in esclusiva al Brivido Sportivo l’avvenuto coronamento del sogno di suo marito (quello di giocare con la maglia della Fiorentina per intendersi) e qualche gustoso retroscena di una coppia che scoppia di sentimento.
Manuela, partiamo dall’ultima estate. Emiliano a Moena ha confessato scherzosamente che lei è stata molto paziente e che lui, per arrivare alla Fiorentina, ha perfino rischiato il divorzio… È vero? Ci racconta i mesi dell’attesa?
«E’ stata l’estate più brutta della mia vita. Tutto è iniziato con una certezza: Emiliano era sicuro che sarebbe rimasto all’Inter. Ancora l’ipotesi Fiorentina non esisteva, tant’è vero che io mi sono adoperata subito per iscrivere la bambina all’asilo a Brescia, vista la vicinanza tra le due città. Così partiamo per la Puglia, per quella che sarebbe stata la nostra prima vacanza tutti e quattro insieme, io, Emiliano e i nostri figli. Una volta partiti iniziano le telefonate ad Emiliano tramite le quali si materializza la possibilità di realizzare il suo sogno di approdare alla Fiorentina: quando non era il suo procuratore, era il direttore Pradè o chi per essi. Tutti i giorni, dieci miliardi di telefonate fino alle tre di notte. Poi la ciliegina sulla torta: saremmo dovuti partire per Mikonos e tornare l’8 luglio. Il 6 luglio, però, la società viola iniziava le visite mediche così, seppur la trattativa non fosse ancora delineata né tantomeno conclusa, Emiliano mi dice: “Io non posso partire per Mikonos perché se mi chiama la Fiorentina per le visite mediche, io devo essere qui…”. Morale della favola, non siamo partiti: vacanza rimandata, vacanza rovinata. Tant’è vero che ad un certo punto gli ho veramente detto: “Se non ci lasciamo quest’anno, non ci lasciamo più”».
Come se la immagina la prima partita ufficiale di Emiliano al Franchi con la maglia numero 1 della Fiorentina?
«Sono convinta che sarà positiva. Come quando con la maglia del Bologna ha fatto il suo esordio in serie A al Franchi contro la Fiorentina e risultò il migliore in campo. E in generale da avversario ha sempre fatto grandi partite, ha sempre giocato bene. Vediamo che effetto farà giocare per la Fiorentina… Sarà possibile un po’ di apprensione, forse pure un po’ di tremarella iniziale alle gambe, ma passata ‘l’emozione del tunnel’, sarà il solito professionista e il solito portiere dalle qualità indubbie che darà il 100% per la sua squadra. Emiliano, poi, ha personalità e sono certa che questo sarà il suo vero anno di consacrazione, dopo gli infortuni e la parentesi poco fortunata di Palermo».
Anche lei è diventata tifosa viola? E se sì, c’è un episodio o un personaggio della storia (anche recente) della Fiorentina che l’ha colpita in maniera particolare? Magari un qualcosa che ha emozionato suo marito…
«Non me ne vogliano i tifosi viola, ma io tiferò sempre e solamente per il mio Brescia. Certo, simpatizzo Fiorentina, non può essere diversamente, ma la fede calcistica non si cambia. Anche se…»
Anche se?

«Anche se potrei diventare tifosa viola solo se arrivasse l’olandese Drenthe (ho letto di un interessamento della Fiorentina). Perché? Semplice. Era il 2008 e durante una partita tra Italia e Olanda Under 21 (Emiliano difendeva i pali degli Azzurrini e Drenthe era tra gli Orange), il direttore sportivo del Brescia (all’epoca Gianluca Nani ndr) mi chiese se avevo da segnalargli qualche giovane calciatore interessante di quel match. Allora io gli dissi di guardare quel centrocampista olandese che mi sembrava bravo (tra l’altro Drenthe segnò il gol della bandiera, ma l’Italia di Casiraghi vinse 2-1 grazie alle reti di Osvaldo e G.Rossi ndr). Beh, l’occhio clinico non mi mancava, no? Per questo, se arrivasse a Firenze, potrei iniziare a tifare viola davvero. Scherzi a parte, rimarrò sempre tifosa del Brescia e simpatizzerò viola, così come simpatizzo Bologna, la squadra di una città nella quale ci siamo trovati molto bene».
E cosa ci dice del personaggio/episodio della storia viola che l’ha colpita di più o di cui Emiliano le ha maggiormente parlato?
«Beh, posso dire che a livello storico Emiliano mi ha parlato del campione considerato il numero uno a Firenze: Antognoni. Tra l’altro una volta me lo presentarono ma la mia ignoranza non me lo fece riconoscere. Successe a Coverciano, ero andata lì e il precedente procuratore di Emiliano mi disse: “Ti presento Giancarlo…”. Io, ingenuamente, poi gli chiesi chi fosse. Quando ho raccontato l’accaduto ad Emi, me ne ha dette di tutti i colori. Ma non potevo sapere. Io all’epoca di Antognoni non ero ancora nata e della Fiorentina mi ricordo solo Batistuta, il grande leader della storia recente viola».
C’è chi vorrebbe Emiliano capitano della Fiorentina, pur nel rispetto di un professionista serio e impeccabile come Pasqual. Lei che ne pensa? Cosa potrebbe dare in più suo marito allo spogliatoio da capitano?
«Tanti schiaffi – scherza Manuela –. Diciamo che non sarebbe semplice nella sua posizione, perché essere tifoso di una squadra per cui giochi può avere i suoi pro e i suoi contro, ma sono sicura che la sua fede viola gli farebbe dare qual cosina in più. Poi Emiliano ha una personalità molto forte, s’arrabbia se vede che uno non corre, se tutti non danno il 100%. Sotto questo punto di vista potrebbe essere un buon capitano. Magari sarebbe più difficile schierarsi dalla parte dei tifosi nello spogliatoio. E lui un tifoso lo è a tutti gli effetti. Mi ricordo della volta in cui da giocatore del Brescia si recò allo stadio di Bergamo per vedere Atalanta-Fiorentina. Andò con la mia vecchia Clio e tutto incappucciato, perché se l’avessero riconosciuto i tifosi bergamaschi avrebbe rischiato molto (soprattutto da giocatore delle Rondinelle, visto il famoso astio che divide le due tifoserie ndr). E poi ricordo l’ultimo anno di Brescia quando volle fare a tutti i costi l’abbonamento in curva Fiesole. Io gli dissi: “Cosa lo fai a fare? Quante volte ci andrai…?”. E lui mi rispose: “Voglio regalare i soldi a Della Valle”. Era comunque il suo atto di fede nei confronti della Fiorentina».
Nei suoi tanti anni passati insieme ad Emiliano (ben nove), c’è stato un litigio a causa della Fiorentina?
«Solo prese di giro durante qualche partita, qualche gol subito dalla Fiorentina con lui che prende fuoco subito in difesa della causa viola. Ma mai una litigata. In generale, non riesco a ricordare litigi veri tra di noi. O meglio: litighiamo spesso, praticamente tutti i giorni, ma non ricordo di aver passato più un quarto d’ora con i musi lunghi. Non ce la facciamo. Siamo una coppia che scoppia».
Passiamo a cose più riservate, al quotidiano. Emiliano è goloso di qualche piatto in particolare?
«Mio marito è un pozzo senza fine. Non è goloso di qualcosa in particolare, ma di tutto. L’unica cosa che non mangia è il fegato, per il resto è clamoroso».
Musica, film, hobby: quali sono le abitudini di Emiliano?
«Musica rigorosamente rock. Il padrino di Viola, tanto per capirci, è Omar Pedrini (noto cantante e chitarrista ndr) e tra i tanti gruppi rock amiamo molto i Metallica. Devo dire che Emiliano se non avesse fatto il portiere di calcio, sarebbe stato un buon rockettaro. I film? Al cinema ci piace andare a vedere gli horror. Tra gli hobby, diventa matto per i giochi sull’iPod».
I difetti?
«E’ troppo buono e a volte questa cosa mi fa arrabbiare. E poi, proprio a volergli trovare un difetto, ti dico che quando guarda la tv lui non ti sente e non ti vede. Lo puoi chiamare dieci volte, lui rimane assorto e preso da quello che guarda».
Una pazzia che Emiliano ha fatto per lei?
«Speriamo che la faccia a Firenze, perché non ricordo che ne abbia fatta una. Forse la pazzia più grande, quella che pagherà per tutta la vita, è stata sposarmi – scherza –. Fammi pensare, magari siamo pazzi tutti e due e quella che gli altri definiscono ‘pazzia’ per noi è normalità. Non so. Di sicuro di pazzie ‘quotidiane’ ne facciamo tante insieme, come quando alla fine dello scorso campionato abbiamo fatto mattina al Casinò per poi, praticamente senza dormire, presentarsi alle nozze di Cigarini. Ma pazzie che lui personalmente ha fatto per me no. Vediamo, magari decide di farla a Firenze, una città in cui ci sono tanti negozi, orafi… Magari ci scappa un 2 carati. Del resto, dopo l’estate che ho passato… – scherza ancora la frizzante e simpatica Manuela –».
Emiliano portiere ed Emiliano papà: ci sono analogie e/o differenze?
«C’è una terza categoria: Emiliano tifoso. Ecco, posso dire che è una testa calda in tutte e tre le situazioni. È sempre uguale sia sugli spalti, che in campo, che in casa. Una cosa è certa: l’Emiliano tifoso sta già insegnando ai suoi figli i cori della Fiorentina».
Il viaggio dei sogni della famiglia Viviano?
«Diciamo il viaggio dei sogni dei coniugi Viviano, perché ci piace continuare a ritagliarci degli spazi anche solo per noi due. Dunque, lo scorso Natale mi ha messa incinta e m’ha fregata, ma quest’anno qualcosa faremo di sicuro. Sogniamo la Polinesia, ma a me va bene anche Cesenatico, quello che conta è la compagnia giusta e staccare la spina».
Nella compagnia giusta c’è la famiglia Lupatelli?
«Assolutamente sì. Lupatelli è un numero 1, con lui e la moglie Elena ci siamo conosciuti a Bologna. Ma ci troviamo molto bene anche con la famiglia Della Rocca (Francesco e Michela), conosciuta a Palermo. Quest’anno vanno amalgamate le tre famiglie».
Ricapitolando: Viviano in tre parole?
«Ti dò due opzioni: altruista, burlone e apprensivo (soprattutto con i figli), oppure tifoso, papà e marito».
Cosa spera e sogna per suo marito a livello professionale? E cosa si sente di dirgli tramite le pagine del nostro giornale?
«Ogni volta che ho espresso un desiderio, s’è sempre avverato. È successo quando ho sognato di avere un figlio (ed è arrivata Viola), poi quando ho sperato che Emiliano venisse convocato in Nazionale (ed è arrivata la chiamata azzurra), adesso spero di andare in Brasile nel 2014. Partiamo dal presupposto che ad oggi mio marito ha realizzato il suo più grande sogno da professionista e che l’arrivo alla Fiorentina per lui è un punto di arrivo, mentre per altri giocatori può essere stato o può essere un punto di partenza. Quindi, proprio perché il suo sogno di vestire la maglia viola l’ha già realizzato, gli auguro di fare un campionato ad alti livelli (i suoi livelli) e che possa riconquistare la Nazionale perché ha tutte le carte in regola per riprendersela dopo essere stato lasciato fuori dalla lista dei convocati all’ultimo Europeo. Il messaggio che mi sento di mandargli attraverso il Brivido Sportivo? “Che sei tifoso hai sempre dimostrato di esserlo, ora dimostra ai tuoi tifosi che sei anche un grande professionista”».
Eh già, perché Firenze deve essere orgogliosa del Viviano tifoso, ma ancor di più di aver rinnovato in viola la tradizione dei grandi numeri 1, oggi che a difendere la porta della squadra di Montella c’è lui, Emiliano Viviano.
(Si ringrazia la signora Viviano per aver concesso al Brivido Sportivo queste immagini dal proprio album di famiglia).

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