Pane, calcio e fantasia: è una Fiorentina 'cacio e pepe'

di Michela Lanza

I nuovi acquisti e l'arrivo di Montella rendono la squadra di nuovo appetibile

È la Fiorentina che ci piace definire ‘cacio e pepe’, per dirla alla romana, ma pure una Fiorentina che… ce po’ fa’ pazzià, per dirla in napoletano. Il maccherone ‘cacio e pepe’ è un piatto sostanzialmente povero, ma ricco e gratificante allo stesso tempo. È un piatto i cui ingredienti costano il giusto e non vanno a pesare troppo sulle tasche dei consumatori ma che, se ben amalgamati, rendono saporita la tavola. Un piatto semplice, ma essenziale, e ancor di più piccante, saporito, frizzante, pepato. Tutte qualità che sembrano donare, calzare alla perfezione addosso alla nuova Fiorentina di Vincenzo Montella, tecnico napoletano ed ex giallorosso che, insieme a Daniele Pradè ed Edoardo Macià, ha formato una squadra a sua immagine e somiglianza: tecnica, brillante, pungente, mordace, briosa, con propensione offensiva e possibilmente veloce e divertente.
Ma quali sono gli ‘ingredienti’ che la società viola ha pagato (ma non strapagato) e sui quali punta per offrire ai propri appassionati un ‘piatto’ gustoso, all’altezza del blasone? Partiamo dalla ‘colonia’ di ex romanisti (dal ds al tecnico, dal portiere di riserva Lupatelli al cuore del centrocampo dove agiranno Aquilani e Pizarro), che ci ha ispirato questo soprannome un po’ ironico e un po’ provocatorio di ‘Fiorentina cacio e pepe’, e che è stata affiancata in fase di ricostruzione da un’altra colonia, quella di sudamericani e spagnoli e, in particolar modo, di calciatori con un comune denominatore: l’eccelsa tecnica e la personalità. Da Borja Valero a Cuadrado, fino a Mati Fernandez: vederli all’opera nelle prime uscite stagionali, seppur con formazioni di relativo valore, ha infiammato il proverbiale palato fino del pubblico fiorentino.
Senza dimenticare la coppia dell’Est formata da Jovetic e Ljajic: giocatori dati per partenti, rimasti invece entrambi in viola come fossero innesti veri e propri (nonostante l’ambiente e Montella siano in attesa di un attaccante da 18-20 gol a stagione) che, là davanti, per dirla con le parole del tecnico viola, «dialogano con la stessa lingua, calcisticamente parlando». Il giovane serbo poi, rispetto al ‘bambino indisponente’ della scorsa stagione, sembra davvero un’altra persona, ‘rianimato’ da Montella (che ha bloccato la sua prematura cessione per vederlo all’opera personalmente) già dai primi giorni di ritiro estivo.
Tutti questi ‘ingredienti’ vanno a formare una squadra che tecnicamente sembra avere pochi rivali. E perché questa scelta di costruire un team in cui fantasia e tecnica la fanno da padrone? Semplice: la Fiorentina deve avere una sua idea di gioco, deve fraseggiare, verticalizzare, correre, far girare palla, divertirsi e divertire. Non è una squadra che si ispira all’idea di gioco del calcio spagnolo, né tantomeno una Fiorentina alla ricerca di un’imitazione improbabile degli dèi del calcio del Barcellona. È semplicemente una squadra, quella di Montella, che vuol giocare a calcio possibilmente ragionando con la testa perché «Bisogna essere ficcanti – ha detto l’Aeroplanino –. Può succedere di poter vincere anche quando gli altri giocano meglio, ma con le caratteristiche dei giocatori con i quali è stata costruita la squadra, è certamente più facile fare risultato giocando bene».
E se dalla cintola in su c’è tanta fantasia in casa viola, quella fantasia che già alla prima uscita stagionale in coppa Italia contro il Novara ha ricevuto consensi, in difesa c’è un ottimo assortimento grazie alla permanenza di un giovane ‘vecchio’ come Nastasic (nonostante l’ombra del City) e all’arrivo dei nuovi Hegazy, Gonzalo Rodriguez e Roncaglia: ci sono fisicità, piedi buoni da sfruttare in fase di impostazione, abilità negli anticipi, personalità e ‘cattiveria’. E già un idolo scelto per la sua irruenza, la sua generosità e forse anche per quella somiglianza a metà tra ‘El Caudillo’ Daniel Passarella (ex libero viola rimasto nei cuori dei tifosi per il suo agonismo) e Ivan Ramiro Cordoba (difensore colombiano e arcigno che ha contribuito a fare le fortune dell’Inter di Mancini prima e Mourinho poi) è certamente l’argentino Facundo Roncaglia. C’è chi già sogna entrate irruente su caviglie nemiche… E poi lui, la ciliegina sulla torta, Emiliano Viviano, colui al quale sono state consegnate le chiavi della porta viola con fiducia ed eccitazione.
Eccoli tutti gli ingredienti della ‘nuova ricetta fiorentina’, ai quali vanno aggiunti gli altri arrivati El Hamdaoui e Della Rocca che (per diversi motivi, Ramadan compreso) hanno avuto meno spazio per mettersi in mostra fino ad oggi e alcuni ‘superstiti’, tra cui Pasqual, Cassani e un sorprendente Romulo, uno che Montella ha tolto dalla naftalina dandogli fiducia e che in questa Fiorentina spumeggiante ha dimostrato di poterci stare. Adesso serve solo l’amalgama. Serve solo accendere il fuoco della passione. Ma la nuova stagione sta finalmente per prendere il via, questo pomeriggio, contro la terza forza dell’ultimo campionato (l’Udinese di Guidolin) tra l’impazienza generale del “Non vedo l’ora di vedere all’opera Tizio o Caio”. A tal proposito sorge spontanea la domanda: ma allora sono tornati a far capolino anche gli ingredienti base del successo? Quelli che mancavano da due anni a questa parte? Evidentemente sì. È tornato a popolare le tribune del Franchi il signor Entusiasmo. E con lui il presidente onorario Andrea Della Valle, tornato in ritiro al seguito della squadra (quest’anno a Moena, in Val di Fassa) dopo due anni di assenza. E con che verve e che passione, poi! Basti ripensare ai brividi durante la presentazione in piazza della squadra e ai tanti aneddoti raccontati dallo stesso Della Valle durante una cena insieme alla stampa, in parte quasi incredula davanti a tale metamorfosi: dall’Andrea ‘furioso’ che lascia lo stadio contro il Cagliari a quello super eccitato che ride e scherza con i media e decide di tornare in prima linea, il cambiamento repentino è stato notevole e decisamente gradito. Dunque tutto è davvero pronto per il calcio d’inizio del nuovo ciclo viola. 3-2-1, via! Partita l’era della ‘Fiorentina cacio e pepe’. Apparecchiate la tavola per una squadra che ha tutte le carte in regola per piacere. Parola di… Vincenzo Montella: «Stiamo diventando una squadra appetibile a molti. Anche a me sarebbe piaciuto giocarci”. Più chiaro di così.

Brivido Sportivo
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