Dalla tribuna alla fascia di capitano: la metamorfosi dell'orgoglioso Pasqual

di Michela Lanza

“Il capitano? Ne abbiamo uno italiano e uno straniero”. Con queste parole, il tecnico Vincenzo Montella ha messo una ‘doppia fascia’ al braccio dei due simboli della sua Fiorentina. A Stevan Jovetic, in quanto giocatore più rappresentativo del gruppo, colui attorno al quale è stato ricostruito il nuovo progetto viola, e a Manuel Pasqual, uno che per età e longevità in squadra, oltre che per personalità e attaccamento alla maglia, se la merita certamente più di chiunque altro.
Ed è proprio di Manuel Pasqual che vogliamo parlare. Un Pasqual che ha indossato la fascia di capitano con un orgoglio superiore alla media, che già una settimana fa, dopo l’esordio della squadra viola in Coppa Italia dove fu protagonista con una magnifica punizione, non nascose la sua voglia di essere riconosciuto capitano della Fiorentina, pur sentendosi già importante e punto di riferimento per il gruppo anche senza fascia. “Sarei stupido e bugiardo se dicessi che non vorrei fare il capitano. Ho sempre dimostrato attaccamento alla maglia e di credere alla proprietà. Mi sento un punto di riferimento per tutti e dentro di me sono tranquillo”, queste le parole del terzino gigliato dopo la gara contro il Novara, quando a fare il capitano fu Jovetic. Ed ecco che ieri, all’esordio in campionato, il primo ad uscire dal tunnel degli spogliatoi, è stato lui. Gagliardetto in mano, fascia al braccio, sorriso di compiacimento e fierezza di chi ha ormai un riconosciuto senso di appartenenza. E da capitano ha iniziato il suo ottavo anno calcistico in viola.
Otto anni in cui Pasqual è cresciuto, maturato, sbocciato, appassito e rinato. Ma andiamo con ordine. Quando è arrivato dall’Arezzo nel 2005 a soli 23 anni, si è messo subito in mostra disputando un campionato di altissimo livello, sfornando addirittura 10 assist vincenti per Toni & Co. Poi, la sua vita calcistica a Firenze è cambiata. Negli anni seguenti c’è stato un calo smisurato e continuo di fiducia da parte del tecnico Prandelli nei suoi confronti, tanto che col passare del tempo è arrivato a preferirgli perfino l’adattato Gobbi (neanche Balzaretti, terzino sinistro arrivato nel 2007 dalla Juventus e rispedito a Palermo dopo appena sei mesi e 6 presenze all’attivo). Nel 2008 poi, nel momento in cui è arrivato a Firenze il peruviano Vargas, inizialmente impiegato a Firenze da Prandelli come terzino, la strada di Pasqual in viola sembrava ormai chiusa in tutto e per tutto, tant’è vero pareva scontato un suo addio alla maglia viola, destinazione Napoli. Ma lui, nonostante i bocconi amari e le offerte/chiamate ricevute, ha sempre preferito rimanere a Firenze. Così si è ritrovato spesso e volentieri addirittura in tribuna a seguire la sua squadra accumulando solamente 40 presenze in due campionati (2008-09 e 2009-10). Nonostante tutto, da parte del terzino di San Donà di Piave, non si è mai sentita una lamentela, né una parola fuori dalle righe, né un attacco al tecnico. Semplicemente si era ritrovato dall’essere il giovane dalle qualità fisiche e atletiche che aveva conquistato pure la convocazione in Nazionale, ad essere il terzino sinistro (di ruolo, e in Italia non ce ne sono certamente tanti) accantonato e scartato, ormai non più utile alla causa viola.
Si sarà sentito scaricato. Sarà stato sicuramente arrabbiato, ma non ha mai perso la sua lucidità, la sua educazione, né la sua diplomazia di ragazzo intelligente. Pasqual è stato (ed è ancora) un esempio di giocatore che sa come stare al mondo, che non reagisce d’istinto, ma che con il tempo ed il lavoro arriva giustamente ad ottenere il raccolto della sua semina.
Così, finita l’epoca Prandelli, è arrivato Mihajlovic e, dopo un primo momento in cui sembrava destinato ad un ruolo di secondo piano per l’imminente arrivo di Insua (poi saltato), è stato rigenerato dal tecnico serbo e rigettato nella mischia come titolare inamovibile della Fiorentina. E lui si è fatto (ri)trovare pronto, senza mai battere ciglio, aspettando sempre il suo turno con estrema pazienza e la massima disponibilità.
Resta il fatto che da otto anni a questa parte, a più riprese è stato cercato il sostituto di Pasqual, il terzino sinistro da fargli nascere e crescere alle spalle o addirittura che arrivasse e servisse per farlo ‘riaccomodare’ in panchina, ma mai nessuno lo ha trovato. Da Balzaretti a Gulan, da Potenza allo stesso Vargas, da Insue a Kolarov fino a Ziegler: alcuni sono arrivati in viola senza scalfire minimamente la stabilità del posto da titolare di Pasqual, altri avrebbero potuto fare e dare qualcosa in più alla causa viola, altri non sono proprio mai arrivati. Così, ogni anno con la valigia pronta (per i media), il buon Manuel ha sempre finito per restare a Firenze e, spesso, per essere colui sul quale (anche quando proprio non c’era la volontà del tecnico) si poteva fare affidamento. I suoi 25 cross utili in serie A con la maglia viola addosso sono a testimoniare comunque la sua efficacia. E pure le sue 235 presenze (e 4 gol) totali con la casacca della Fiorentina (204 gettoni in serie A, 5 in Champions, 11 in Uefa, 15 in Coppa Italia). Ecco perché il ‘buon’ Pasqual (che pochi mesi fa è stato pure accostato alla Juventus) si merita oggi più che mai (all’età di 30 anni) la fascia di capitano. Lui che, anche quest’anno, sulla fascia sinistra, ad oggi non ha rivali (anche se la società sembra si stia muovendo anche per cercare quantomeno un vice-Pasqual) tanto che, come già capitato in Coppa Italia, a prendere il suo posto in caso di forfait o cambio, è il destro Cassani. Lui che, da ‘anziano’ del gruppo e unico reduce della ‘grande’ Fiorentina della gestione Della Valle, è ancora qua e viene chiamato ‘zio’. Lui che, per di più, ha fatto vedere di avere il piedino caldo sui calci di punizione tanto da aver segnato una rete e colpito un palo nelle due partite ufficiali della stagione appena iniziata (rete col Navara, palo contro l’Udinese).
È ancora un patrimonio della società, Pasqual. E soprattutto è un esempio nello spogliatoio, per i più giovani e non solo. Per questo è stato un piacere iniziare l’anno sotto il segno dei due capitani: con un Pasqual goleador di Coppa quando la fascia al braccio l’aveva Jovetic e con Jo-Jo mattatore in campionato quando la fascia l’ha indossata il terzino sinistro. Senza creare dualismi, Montella ha serenamente fatto capire che “si diventa capitano in tanti modi, talvolta sono più importanti quei giocatori che non la portano di quelli che la portano (la fascia ndr)”. E allora, oggi a te, domani a me. Ma sempre con orgoglio. Con l’orgoglio con il quale quella benedetta fascia è stata indossata da Pasqual che a fine gara era radioso, fiero, soddisfatto (solo Viviano potrebbe indossarla con altrettanto orgoglio). E il suo sorriso (per i tre punti, oltre che per aver indossato la fascia, e pure per la consapevolezza di aver disputato – la squadra – un’ottima partita) sprizzava gioia da tutti i pori. Comprensibilmente… non è mica da tutti essere il capitano della Fiorentina!

Foto: LF/Fiorentinanews.com

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