Una scelta logica

di Michela Lanza

E così, per la gioia del popolo, anche uno degli ultimi tasselli dell’ormai ‘vecchia’ Fiorentina ha preso il volo, destinazione Torino. Alessio Cerci ha lasciato Firenze regalando ai tifosi la possibilità di fischiarlo liberamente per una ragione più logica di portare un presunto gatto al guinzaglio o di una dichiarazione dettata dall’istinto. Adesso i tifosi della Fiorentina potranno fischiarlo giustificandosi perché ormai è un avversario, e pure pericoloso, anche se lo zampino sulla salvezza conquistata appena tre mesi fa ce l’ha messo pure lui. Ma niente rimpianti, perché tra Cerci e Firenze, per colpa un po’ di tutti, non è mai scoppiata la scintilla.

QUESTIONE DI MODULI... Peccato, però, perché l’esterno di Valmontone è stato uno dei giocatori di maggior talento arrivati a Firenze negli ultimi anni e vedere sfumare la possibilità di farlo esplodere in maglia viola, quel talento, un po’ dispiace. Velocità, progressione, dribbling e tiro in porta grazie ad uno spiccato fiuto del gol (non a caso nelle sue 47 presenze in serie A con la maglia della Fiorentina, ha messo a segno 12 reti senza battere calci di rigore): queste sono le sue doti calcistiche. Però il suo impiego, oltre ad aver quasi sempre potenziato la fase offensiva, spesso ha lasciato qualche lacuna in fase difensiva. Cerci è un giocatore che deve essere lasciato ‘libero’ e che soprattutto deve essere supportato e protetto da un centrocampo solido e da un terzino che lavori anche per lui. E questo, nella nuova Fiorentina di Montella ridisegnata col 3-5-2, non può accadere. Quando è arrivato il tecnico napoletano a Firenze, in molti proiettavano Cerci titolare in un esaltante 4-3-3 (altro modulo caro a Montella). E ci poteva pure stare. Poi, però, si è capito che la Fiorentina che stava nascendo era una squadra molto tecnica a centrocampo, più incline ad andare palla a terra per vie centrali piuttosto che a puntare sulle fasce dove esterni ‘solisti’ come Cerci avevano la possibilità di scegliere se andare sul fondo e crossare o puntare direttamente al dribbling a rientrare e al susseguente tiro in porta. Si è capito, insomma, che stavano arrivando giocatori più consoni ad un 3-5-2 e che il talento di Valmontone avrebbe avuto difficoltà a fare parte dell’undici titolare: troppo spregiudicato mandarlo in campo a destra nei cinque di centrocampo, dove non essendo portato a rientrare, avrebbe rischiato di lasciare sempre un’ampia voragine alla difesa viola; troppo azzardato e per giunta fuori ruolo pensarlo come punta. Così, spinto anche dal modulo, Montella ha optato per tenersi Adem Ljajic (l’altro pomo della discordia del pubblico fiorentino), che a dire la verità anche durante il ritiro estivo a Moena ha dimostrato di essere tornato dalle vacanze quantomeno con la voglia giusta e che può fargli comodo come vice Jovetic, e lasciare andare ad esprimersi altrove Cerci, avendo già per il ruolo di esterno destro Cuadrado e Cassani.

…E ANCHE DI CARATTERE. Oltre al modulo, quello che ha penalizzato Cerci, è stato certamente anche il suo carattere istintivo e poco diplomatico. Un timido che nasconde la sua introversione con atteggiamenti talvolta sfrontati e indolenti che lo hanno portato a farsi mal volere. Eppure non è un cattivo ragazzo! Anzi è un buono e un generoso, oltre ad essere semplicemente una persona che si lascia trasportare troppo dall’impulsività. Ma con Montella non è scoccata la scintilla. Voci di corridoio raccontano di un paio di episodi durante i quali i due, a Moena, sarebbero arrivati al contrasto. Così, siccome la nuova stagione è giusto che inizi in un ambiente sereno, con nessun probabile muso lungo a rovinare l’armonia di uno spogliatoio ritrovato (finalmente!), la società e il tecnico hanno pensato di lasciar partire lo stravagante seppur talentuoso Cerci. Del resto anche un tecnico esperto come Luciano Spalletti, in un’intervista rilasciata al Brivido Sportivo nel mese di aprile scorso, aveva detto che “Cerci ha qualità per diventare un calciatore di livello anche se quando un giovane brucia le tappe qualche bischerata la fa” aggiungendo che “nelle sue corde scarseggia la fase difensiva”. Insomma Cerci è un talento naturale, con un estro sopra la media, ma con dei limiti tattici e (probabilmente) caratteriali.

ARRIVEDERCI, O FORSE ADDIO. Così se n’è andato anche lui. Nessuno vedrà più le sue passate, né i suoi pantaloncini tirati su, né sentirà più leggende metropolitane sul suo conto. Qualcun altro prenderà il suo posto tra le antipatie della gente e presto tanti si dimenticheranno del numero 7, Alessio Cerci. Di lui restano tre certezze: i numeri (quelli con i quali ha contribuito a salvare due anni fa la panchina di Mihajlovic e un anno fa la Fiorentina di Guerini da una probabile retrocessione), il fatto di essere uno dei pochi superstiti della vecchia guardia ad avere mercato (e forse anche per questo è stato il prescelto alla cessione) e, per adesso, anche la metà del cartellino (è stato ceduto al Torino di Ventura in comproprietà. Toro che ha sborsato 2,5 milioni di euro e che si sarebbe anche aggiudicato il diritto di riscatto sulla seconda metà del cartellino del giocatore col prezzo fissato a 3 milioni di euro. Per un totale di 5,5 milioni di euro). Ad oggi, dunque, la cessione di Cerci porta ad un ‘arrivederci’ che potrebbe diventare ‘addio’. Lui è tornato dal suo mentore, Ventura, e avrà la possibilità di (ri)mettere in mostra tutte le sue qualità: è un classe 1987 e il tempo è ancora dalla sua parte. Semmai era la Fiorentina a non poter più perdere tempo in scommesse ed esperimenti. Dopo due anni e mezzo di delusioni (dalle 17 sconfitte in un campionato nell’ultimo anno di Prandelli con conseguente 11° posto, al 9° posto scialbo del primo anno di Mihajlovic, fino alla salvezza ottenuta alla penultima giornata la passata stagione dove è dovuto intervenire addirittura Guerini) la Fiorentina non poteva più permettersi passi falsi. Così le strade di Cerci e della Viola si sono divise. Non resta che fare un in bocca al lupo al talento romano perché ad essere onesti e sinceri, anche se ad intermittenza, quel barlume di gioco ed imprevedibilità alla Fiorentina degli ultimi anni… è riuscito a darli lui (e ovviamente Jovetic). Lui che è stato un giocatore dalle caratteristiche perfette per dividere Firenze. E adesso che vestirà la maglia amica granata, la città e il suo tifo su chi avranno da discutere?

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