Sebastien Frey - L'Autobiografia

C' è tutto Sebastien Frey nella sua biografia (prefazione di Roberto Baggio, curatori Claudio Villa e Michela Lanza, Mediapoint editore, prezzo 14,90 euro). Anzi, Sebastien Jacques Andrè - i nomi dei suoi nonni - per essere precisi. Un po' Superman («da bambino sognavo di volare») un po' Homer Simpson: «Nella vita sono come lui, mi piace stare in casa. Gioco con i bambini, mi sdraio sul divano, guardo la tv...». Seba è così, come si racconta. Per farsi conoscere ha scelto di aprire il libro con il questionario di Marcel Proust. Nella prima pagina c' è pure una dedica a Manuela Prandelli. Frey è allegro, disponibile, dolce, sensibile, esagerato. Voleva comprarsi una tigre «ma poi ho rinunciato». In amore cerca «passione», la cosa di cui si vergogna di più è «la guerra nel mondo», quella che gli fa più schifo «la pedofilia» e l' incubo più ricorrente «che mi rubano la macchina». è un bambino che non è mai cresciuto. Quello che si vergogna della Francia perché ha troppi autovelox, ma pronto a mettersi in gioco per aiutare gli altri. Che spera di avere un angelo custode («Alessandro. Un ragazzo speciale che ho conosciuto a Parma e che una leucemia fulminante ci ha portato via in sei mesi») e in garage ha la supercar dei suoi sogni. Uno tutto casa e figli («la sera vado a letto presto»), spesso eccessivo (ha regalato alla moglie una Cadillac rosa, come quella di Grease), ma sincero. «Il mio pregio? Che sono troppo buono. Il mio difetto? Che sono troppo buono». Sebastien è nato a Thonon les Bains, nell' Alta Savoia, il 18 marzo 1980, ma l' infanzia l' ha trascorsa a Nizza. Il padre meccanico, la madre giornalista. «Era sempre in giro, non aveva mai un giorno libero. Tante volte le ho detto di smettere». Divideva le sue giornate con Mario, Bruno e il fratello Nicolas. «Passavamo ore a giocare a pallone in un parcheggio». Seba faceva l' attaccante. «Mi piaceva fare gol». Ora che fa il portiere il piacere del gol gli è rimasto. «Vorrei farne uno in rovesciata». La famiglia è tutto il suo mondo. Era legatissimo al nonno Andrè, campione del Tolosa e della Nazionale negli anni Quaranta («Dopo gli allenamenti mi portava sempre a mangiare una brioche con la Nutella»), è legato ai suoi genitori («quando devo prendere una decisione delicata chiamo sempre mia mamma») e non riesce a immaginare qualcos' altro al di fuori di Roberta, sua moglie, e dei loro due figli, Daniel e Elsa. Da ragazzino il giorno di Natale si svegliava alle quattro per scartare i regali. Con sua moglie ha fatto un sacco di vacanze a Disneyland, quest' anno a Natale andrà in Lapponia, da Babbo Natale. Passa ore al computer, in tv guarda documentari di storia e geografia («a scuola ero bravino, ma la professoressa mi odiava»), ha studiato per diventare ragioniere, ma poi è diventato un numero uno. «Quando ho iniziato a fare sul serio con il calcio, studiare è diventato un problema», racconta nel libro. Sebastien-Homer ama il mare e la pesca, «come pescatore sono imbattibile». E ora ama anche il buddismo, «è stata una svolta importante». Il libro della sua vita: «Il Piccolo Principe», l' ultimo che ha letto la storia della Ferrari dal 1947 al 2007, la svolta della sua carriera un Verona-Perugia di molti anni fa: «Giocai titolare, in panchina c' era Prandelli». Se guarda avanti, dopo il calcio si vede «zoppo ma con il sorriso. Il ginocchio mi dà dei problemi già adesso e i professori mi hanno detto che quando smetterò di giocare avrò dei guai». L' ultimo capitolo del libro lo deve ancora scrivere. «Voglio diventare il numero uno al mondo con la maglia viola. è il mio obiettivo e non sono troppo lontano. La Fiorentina mi ha fatto un contratto da campione, sono quello che guadagna di più, mi piacerebbe arrivare alla scadenza del contratto (2013). Ho fatto un patto con la Fiorentina e vorrei rispettarlo».

Casa Editrice: Mediapoint - Masso delle Fate

Prezzo: 14,90 euro

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