FOCUS - Numeri da... ex

di Michela Lanza

Il problema principale della Fiorentina – dicono gli addetti ai lavori – è relativo alle motivazioni. Della Valle avrebbe tuonato dando il via libera a Corvino di cedere chi non crede nel progetto. Passiamo al problema numero due. Venduto Alberto Gilardino perché non più motivato come nei primi anni della sua avventura in viola, in campo sono scesi per tre volte due ragazzi che di luce negli occhi ne hanno da vendere: uno è Stevan Jovetic – e non ha bisogno di presentazioni, perché è il leader di questa nuova Fiorentina già priva di
tanti big – e l’altro è Adem Ljajic che ha una voglia matta di dimostrare il suo indiscusso talento. Il giochino dell’attacco bellino e fantasioso ha funzionato a Novara, in parte nel primo tempo di Roma, quasi per niente contro il Lecce in casa. E perché non ha funzionato? Perché tra i due c’è indubbiamente feeling e si vede, ma quando si arriva davanti alla porta, poi, c’è la necessità di essere lucidi, freddi, cinici. A Novara è stato così, in virtù delle occasioni capitate a Jo-Jo, ma quando a trovarsi davanti al portiere avversario è stato il giovane serbo, l’attacco ha steccato. Ljajic è tecnicamente molto forte, veloce, agile, abile nel duettare col compagno di reparto e anche bravo nel gioco palla a terra, ma non è una prima punta. Non lo è fisicamente e non lo è tatticamente. Non è un attaccante con il gol nel sangue, seppur abbia spunti interessanti e una carta d’identità decisamente dalla sua parte. Sta di fatto che, ad oggi, la Fiorentina, se si esclude Jovetic, non ha un attaccante di ruolo su cui poter contare per andare in gol, tanto da ritrovarsi senza punte in panchina a rimpiangere l’ingresso in campo del desaparecido Tanque Silva che almeno un po’ di peso alla fase offensiva lo dava. A proposito, ma dov’è? È ancora in Italia o è già tornato in Sudamerica? Si parla di una sua prossima presentazione al Boca Juniors, ma ancora niente è stato ufficializzato. E soprattutto, ad oggi, la Fiorentina ha messo a segno solamente 18 reti (peggio dei viola solo Cesena 12, Chievo 14, Cagliari 16 e Bologna 17). Delle 18 realizzazioni gigliate, 9 portano la firma di Jovetic, 3 di Cerci (giocatore in partenza), 2 di Gilardino (già venduto) e 1 di Montolivo, Lazzari, Gamberini e Santiago Silva (in partenza). Che periodo di magra! A pensarci bene, è difficile ricordare tanta povertà in attacco. Sembra quasi inevitabile ricordare i tempi migliori, quelli in cui Luca Toni segnava 31 gol in 38 partite oppure quelli in cui Adrian Mutu aveva la stessa media realizzativa del centravanti gigliato: Toni prima, Gila dopo. Erano tempi d’oro quelli per la Fiorentina, tempi in cui campioni motivati riuscivano ancora a far emozionare e godere la gente. E a proposito di Mutu: con la doppietta messa a segno domenica scorsa con la maglia del Cesena (che lo ha portato a quota 6 reti in campionato, reti che hanno fruttato 9 dei 15 punti in classifica dei romagnoli), è arrivato a quota 101 gol in serie A ed ha raggiunto, nella speciale classifica dei bomber della massima serie di tutti i tempi, proprio Luca Toni, anch’egli fermo a 101 marcature. Sono numeri di un ex che fanno sospirare nel ricordare quando, nell’entusiasmo generale, s’inchinava sotto la torre di Maratona con quel numero 10 che Firenze vorrebbe rivedere sulle spalle di qualcuno degno di indossarlo. Soprattutto oggi che l’attacco latita: sarà che in squadra non ci sono più un numero 9, un numero 10 e un numero 11. Sarà banalità. Ma c’è voglia di tornare a vedere gonfiare la rete con continuità. C’è voglia di vedere un… Amauri qualsiasi appropriarsi della maglietta di goleador, scendere in campo, lottare come un toro con le difese avversarie, segnare ed esultare con vigore. Insomma, gli stimoli non si possono acquistare, ma intanto potremmo iniziare da una punta (magari motivata)… magari qualcosa già cambia. Magari!

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